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Vecchio 13/04/2015, 23.06   #1
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Tia, ecco come farsi rimborsare l'Iva

La Cassazione ha stabilito una volta per tutte che l'imposta non era legittima. Sono interessati i cittadini di 80 Comuni di tutta la Toscana: si può partire con un modulo di richiesta prestampato
di Stefano Bartoli

La sentenza. La tariffa rifiuti è un tributo e non può essere assoggettata a Iva. Il concessionario che ha riscosso la Tia è tenuto a restituire l’Iva al contribuente. È irrilevante, poi, per definire la natura dell’entrata comunale, l’intervento normativo successivo alla pronuncia della Corte costituzionale (238/2009) con il quale il legislatore ha qualificato la Tia2 come entrata non tributaria. Lo ha ribadito la Corte di cassazione (presidente Cicala, relatore Conti), con la sentenza 4723 del 10 marzo scorso.
Chi riguarda. In Toscana i Comuni che avevano adottato la Tia (Tariffa di igiene ambientale) erano 80 (poco meno del 28% del totale). In passato già presentate migliaia di domande di rimborso (circa 800 a Pisa, 700 a Siena, un migliaio a Pistoia e Firenze) ma molti poi hanno lasciato perdere.
A chi può convenire. Sulla base della propria bolletta della Tia, il rimborso è del 10%. I singoli proprietari possono rivolgersi a una associazione di consumatori o di proprietari immobiliari e valutare tempi e consistenza del rimborso a cui si ha diritto.
***

Lo ha detto anche la Cassazione: l'Iva che abbiamo pagato per anni sulla tassa dei rifiuti non andava versata e quindi “deve essere quindi restituita dal concessionario che si è occupato della riscossione”. La sentenza 4723 del 10 marzo è l'ultima di una lunga serie e arriva all'ultimo grado di giudizio. La Cassazione ha ribadito che l'Iva sulla Tia (Tariffa di igiene ambientale) è una tassa: cioè abbiamo pagato per anni una tassa sulla tassa e ciò non è legittimo.

Ci sono città italiane dove la restituzione del “maltolto” è avvenuta con tanto di conferenza stampa e davanti agli obiettivi del fotografi: a Trento, ad esempio, dove l'assegno di Trenta, società del gruppo Dolomiti Energia per la raccolta dei rifiuti urbani, è stato mostrato come un trofeo tra le mani dei dirigenti di Federconsumatori e di sette utenti che avevano fatto ricorso al giudice di pace; o a Ravenna, dove in un'occasione simile si è parlato del decreto ingiuntivo emesso dal tribunale che impone a Hera il rimborso, a favore di 80 ricorrenti, dell'Iva sulla Tia.

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Cosa accadrà. Tutto risolto? Questi soldi ci torneranno subito nelle tasche? No: non è possibile alcun automatismo e bisognerà muoversi ognuno per conto proprio. Per capire il pasticcio è bene riepilogare la vicenda. Introdotta dall'articolo 49 del decreto legislativo Ronchi numero 22 del 1997, adottata da 80 Comuni della Toscana (il 27,87%) in sostituzione della vecchia Tarsu, la Tia non ha mai avuto vita facile proprio per questa imposta del 10 per cento che adesso dovrà essere in qualche modo restituita.

Due i passaggi fondamentali: il primo con l'Agenzia delle entrate che definisce la Tia, ribattezzata poi Tia1, come entrata patrimoniale e quindi soggetta ad Iva, con i gestori che di conseguenza la applicano, fino ad arrivare alla sentenza della Corte costituzionale (la numero 238/09) che la trasforma in tributo; il secondo passaggio è invece il decreto legge 78/2010 che tenta di definire la Tia ancora una volta entrata patrimoniale soggetta ad Iva, ma riferendosi per errore alla versione detta Tia2. Finché, poche settimane fa, la Cassazione toglie ogni residuo dubbio.

Cosa fare. La cifra da rimborsare nella sola Toscana varia tra i 150 e i 200 milioni. Ma come ottenere giustizia? La strada più semplice è quella di scaricare un modulo disponibile gratuitamente sui siti di alcune organizzazioni dei consumatori (ne parliamo anche a parte). Modulo da inviare insieme alle fatture o bollettini pagati a chi fornisce il servizio, cioè l'azienda di riferimento, il cui indirizzo è facilmente reperibile sugli avvisi ricevuti al proprio domicilio. E qui purtroppo c'è un primo nodo: si possono chiedere fino a cinque anni di arretrati, cosa che favorisce chi ha già presentato domanda interrompendo così la prescrizione, anche se in Toscana la Tia è stata introdotta circa otto anni fa. Spesso però, nel corso del tempo, si è assistito a cambi di gestore, con la conseguenza che il rimborso va chiesto a tutti questi soggetti o soltanto all'ultimo, ma solo nel caso in cui sia evidente l'esistenza di una continuità societaria.

L'attesa e l'alternativa. A quel punto non resta quindi che attendere la risposta che difficilmente sarà positiva visto che questi soggetti hanno riscosso l'Iva per conto dell'Agenzia delle entrate ed hanno già provveduto a girarla: se arriva un no, si può ricorrere alla Commissione tributaria provinciale spendendo circa 30 euro, mentre l'alternativa è quella di chiamare in causa il giudice di pace con l'esborso che sale a circa 43 euro. Quest'ultima sponda può essere utilizzata anche nel caso, una volta ottenuta una sentenza favorevole, si voglia arrivare alla riscossione concreta, passaggio che non sarà affatto semplice: difficilmente praticabile sembra infatti la strada della richiesta del sequestro di un bene e legalmente impossibile l'autoriduzione delle bollette.

Ne vale la pena? Bella domanda, quest'ultima. Certamente, come spiega Giuseppe Minigrilli, presidente toscano di Federconsumatori, c'è di mezzo una questione più di principio che di sostanza. «Perché - prosegue - se per lo Stato e i gestori si tratta di cifre considerevoli, a livello di privati ci si ferma a rimborsi che oscillano tra i 100 ed i 200 euro. In Toscana avevamo avuto in passato migliaia di domande (ad esempio, circa 800 a Pisa, 700 a Siena, un migliaia a Pistoia e Firenze) ma molti poi hanno lasciato perdere. Inoltre, la mancanza di un automatismo è un handicap piuttosto grave: una class-action, per l'attuale legislazione italiana, appare impossibile perché si tratta di costruirla contro una Pubblica Amministrazione, verso cui si può intervenire per questioni di principio e non per richieste economiche. Non solo, come organizzazione dei consumatori saremmo obbligati a diffondere la notizia acquistando spazi su tutti i giornali e le tv nazionali, con un esborso di soldi per noi impossibile. Diciamo che per le richieste individuali quest'ultima sentenza della Cassazione ci rende solo un po' più forti».

Cauto, ma più possibilista Fabio Puntoni, dirigente della Confedilizia di Pisa: «La sentenza della Cassazione ci aiuterà sicuramente e con i nostri legali stiamo valutando la situazione - conclude - Ma, al di là della ricerca di spazi anche per un'eventuale class-action, c'è già una certezza: ogni caso va valutato, con una convenienza che diventa importante in base a quanto si è pagato e al numero degli immobili posseduti». Dunque ricorrere conviene, specie se la cifra da riavere indietro è medio-alta.

Alcuni siti e recapiti utili. Tra le associazioni dei consumatori che si occupano della restituzione dell'Iva si sta muovendo in particolare Confedilizia: l'associazione che raccoglie tutti i proprietari di immobili che ne vogliono far parte (quindi anche i più piccoli) ha sedi in tutte le province, ma per l'aspetto che ci interessa in questo momento va segnalata in particolare quella di Pisa (presidente è l'avvocato Giuseppe Gambini), in via Dalmazia 6, telefono 050561798, sito Internet www.confedilizia.it . Molto attiva è anche Federconsumatori, presso la cui sede regionale (il presidente toscano è Giuseppe Minigrilli) possono essere raccolti consigli e informazioni preziose: via Tavanti 3, Firenze, telefono 055217195, sito internetwww.federconsumatoritoscana.it , [email protected] .

Da aggiungere inoltre almeno due organizzazioni che foniscono addirittura un modulo precompilato per chiedere il rimborso scaricabile dai rispettivi siti web:www.legaconsumatori.it (sul quale possono essere visionati i recapiti delle sedi di Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Pistoia e Viareggio) ewww.rinnovamentopopolarecristiano.org . Infine, informazioni veramente utili sull'argomento possono essere raccolte anche presso l'Aduc, la cui sede nazionale è a Firenze, in via Cavour 68, telefono 055290606, www.aduc.it . Per quanto riguarda le cifre, ricordiamo che per una famiglia che ha pagato 250 euro all’anno di Tia, la restituzione corrisponderebbe al 10% l’anno, cioé 25 euro l’anno.http://iltirreno.gelocal.it/regione/...are-1.11229059



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Vecchio 14/04/2015, 01.35   #2
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